{"id":1754,"date":"2026-09-12T16:22:43","date_gmt":"2026-09-12T16:22:43","guid":{"rendered":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/?p=1754"},"modified":"2026-09-12T16:22:48","modified_gmt":"2026-09-12T16:22:48","slug":"il-maggio-garfagnino-negli-anni-50-del-secolo-scorso-parte-iv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/?p=1754","title":{"rendered":"Il maggio garfagnino negli anni &#8217;50 del secolo scorso &#8211; Parte IV"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Continuiamo a pubblicare un estratto da\u00a0T<strong>esti dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana<\/strong>, tesi di laurea di\u00a0<strong>George Fausch\u00a0<\/strong>presentata alla Facolt\u00e0 di Lettere dell\u2019Universit\u00e0 di Zurigo nel 1962. Il dott. Fausch raccolse il suo materiale direttamente in Garfagnana tra il 1956 e il 1959. Nei prossimi estratti parleremo del Maggio cos\u00ec come veniva vissuto e sentito in quegli anni. Ecco la quarta parte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facciamo ora seguire una descrizione del &#8220;maggio&#8221; cos\u00ec come esso ci si \u00e8 presentato in Garfagnana in questi anni 1957-1959. Il primo incontro vivo che abbiamo avuto occasione di fare col &#8220;maggio&#8221; ebbe luogo a Filicaia in una conversazione con Giuseppe Grandini, autore di &#8220;maggi&#8221;, il quale aveva scritto il seu ultimo copione nell&#8217;inverno 1956\/57. Nato nel 1881 era vissuto 30 anni a Poggio (fraz. di Camporgiano). Poi si trasfer\u00ec a Filicaia (altra fraz. di Camporgiano) dove ancor oggi vive. Durante la guerra del 1915\/18 rimase per 36 mesi sotto le armi, dapprima a Firenze, poi in Macedonia. Grandini \u00e8 contadino; non ha mai frequentato scuole: da una donna, e pi\u00f9 tardi dal parroco del comune impar\u00f2 a leggere e a scrivere. A 13 anni cant\u00f2 per la prima volta in un &#8220;maggio&#8221;; e gi\u00e0 a 28 anni aveva scritto &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">il suo primo copione. Anche suo padre era un &#8220;maggiante&#8221; appassionato senza tuttavia essere un autore. La passione di Giuseppe Grandini fu da sempre la lettura; a questo proposito egli poteva servirsi della modesta biblioteca che il parroco dirigeva per conto del comune; lui stesso si comprava qualche libro. I grandi momenti della sua formazione letteraria erano stati: &#8220;I Reali di Francia&#8221; (che aveva letto tre volte); &#8220;Guerrin meschino&#8221;, una Storia d&#8217;Italia e i &#8220;Promessi Sposi&#8221;. Di molti altri libri da lui letti ha mantenuto un confuso ricordo. Le sue opere sono 15 o 16, ma Gius. Grandini stesso non si ricorda pi\u00f9 di tutti i titoli, n\u00e9 di tutti gli argomenti; molti dei suoi manoscritti (copioni) non si trovano pi\u00f9: sono andati persi o furono prestati ad altri. Tuttavia egli riesce ad elencarmi 8 dei suoi &#8220;maggi&#8221;:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><strong>Numero<\/strong><\/td><td><strong>Titolo del Maggio<\/strong><\/td><\/tr><tr><td>I<\/td><td>Capitano di Castiglia<\/td><\/tr><tr><td>II<\/td><td>Leopoldo di Castiglia<\/td><\/tr><tr><td>III<\/td><td>Le sventure di Timante e l&#8217;inganno di Amerigo<\/td><\/tr><tr><td>IV<\/td><td>Adriano<\/td><\/tr><tr><td>V<\/td><td>Eronte<\/td><\/tr><tr><td>VI<\/td><td>Conte Alberto<\/td><\/tr><tr><td>VII<\/td><td>Riccardo Cuor di Leone<\/td><\/tr><tr><td>VIII<\/td><td>Sant&#8217;Oliva<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla nostra domanda da dove prendesse gli argomenti, rispose sicuro di s\u00e9 e quasi un po&#8217; offeso, che aveva inventato da s\u00e9 tutti i suoi &#8220;maggi&#8221;, che non copiava mai altri &#8220;maggi&#8221;, n\u00e9 che faceva rielaborazioni di &#8220;maggi&#8221; gi\u00e0 esistenti. Preferiva inventare egli stesso l&#8217;argomento e la trama dell&#8217;azione. Ma nel corso della nostra conversazione egli ammette che a volte otteneva la trama a certe fonti che riusc\u00ec a indicarmi per 4 dei &#8220;maggi&#8221; sopraindicati: per il numero I la fonte era un film visto a Castelnuovo; la trama del II \u00e8 quella di una favola che Grandini aveva conosciuto da bambino; un libro del quale non si ricorda bene \u00e8 all&#8217;origine del numero IV e la materia del numero VI \u00e8 tratta da un film muto visto nel 1916 quando Grandini era soldato a Firenze. Indicazioni pi\u00f9 precise Grandini non ha potuto darci; ed era certo sincero. Questo ci induce ad un&#8217;osservazione generale: l&#8217;autore di un &#8220;maggio&#8221; non \u00e8 conscio delle sue fonti, non gli importano nulla. Se per contro egli da importanza alla pretesa che tutto sia il prodotto della propria fantasia e della propria forza creatrice lo fa perch\u00e9 vuole far capire il suo personale sforzo di adeguare l&#8217;opera alla sua propria idea di un &#8220;maggio&#8221;. Ogni &#8220;maggio&#8221; fu da lui scritto per una precisa occasione (rappresentazione); \u00e8 stato creato perch\u00e9 ce n&#8217;era bisogno e, in questo senso, in quanto risposta a una precisa aspettativa dell&#8217;ambiente ha, per l&#8217;autore, un valore di originalit\u00e0. L&#8217;autore stesso non \u00e8 conscio di inserirsi con il suo prodotto in una lunga e solida tradizione, egli scrive i suoi &#8220;maggi&#8221; per un&#8217;occasione ben precisa e attuale, essi hanno dunque un significato puntuale: la storia e il destino (passato e futuro) del suo copione gli interessano poco,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ecco la ragione perch\u00e9 il Grandini si ricorda soltanto della met\u00e0 dei suoi &#8220;maggi&#8221;, ed ecco perch\u00e9 i copioni vengono tanto trascurati. Un maggio \u00e8 dunque legato strettamente a una situazione precisa. E cos\u00ec si pu\u00f2 dire che i singoli &#8220;maggi&#8221; scritti e riscritti in epoche diverse, non sono vere e proprie invenzioni, ma adattamenti e riduzioni di materiali eterogenei. A questo si riduce ogni possibilit\u00e0 di creazione. Esistono tipi e moduli drammatici, per esempio, che devono ricorrere tali e quali in ogni &#8220;maggio&#8221;, che riappaiono puntualmente in ben precisi momenti dell&#8217;azione. A questo riguardo, nessun autore pu\u00f2, n\u00e9 vuole essere originale. Anche nella scelta dei temi la sua libert\u00e0 \u00e8 molto ristretta: devono essere &#8220;tipici&#8221;. Tali temi non vengono inventati, vengono soltanto &#8220;trovati&#8221;, scoperti e poi adattati. L&#8217;autore non trover\u00e0 i suoi temi tipici del maggio nella fantasia, ma piuttosto nel campo della storia, o di ci\u00f2 che il popolo crede essere storia: nella leggenda. Qualche volta per\u00f2 pu\u00f2 anche darsi che l&#8217;autore scelga alcuni motivi tratti da una favola, ma \u00e8 rarissimo che la trama di una favola si presti ad essere trasposta pari pari nella composizione di un &#8220;maggio&#8221;: la fantasia e il divertimento, ecco il dominio della favola; la storia, l&#8217;istruzione e l&#8217;edificazione ecco quello del maggio (7). Cos\u00ec non si troveranno quasi mai riuniti in una stessa persona l&#8217;autore dei &#8220;maggi&#8221; e il favolista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe Grandini sa di essere oggi uno dei pochissimi che scrivono ancora &#8220;maggi&#8221;; ma un tempo non era cos\u00ec, come egli stesso mi dice: ogni paese aveva avuto una propria &#8220;squadra&#8221; di &#8220;maggianti&#8221; i quali rappresentavano per lo pi\u00f9 i propri &#8220;maggi&#8221;, cio\u00e8 le composizioni dovute a uno dei componenti la &#8220;squadra&#8221; stessa. Fatto importante anche questo, poich\u00e9 ci rivela che un autore di un &#8220;maggio&#8221; non \u00e8 considerato in quanto artista-individuo, ma solo come un membro della &#8220;squadra&#8221;, nella quale esso ha un compito particolare. E&#8217; questa la ragione per la quale spesso non avevano potuto darmi un nome e cognome quando mi informavo di un eventuale autore: non esiste che la &#8220;squadra&#8221;. L&#8217;anonimato \u00e8 dunque la conseguenza di questo stato di cose. Se diceavamo poco fa che l&#8217;autore non si rende conto di essere un anello nella lunga catena della tradizione, questo \u00e8 vero fino a un certo punto: egli crede di essere un &#8220;inventore&#8221;; \u00e8 solo vagamente consapevole di inserirsi in una lunga tradizione. Grandini da una parte riconosce modestamente e sinceramente di essere un contadino incolto, ma egli sa anche molto bene che un uomo colto non riuscirebbe a scrivere &#8220;maggi&#8221; belli come i suoi. Non si rende conto della lunga tradizione nella quale s&#8217;inserisce, proprio perch\u00e9 la sente immediatamente come una forza personale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma vogliamo finalmente dare una descrizione del &#8220;maggio&#8221; come abbiamo potuto conoscerlo in Garfagnana e in due paesi della Lunigiana (Equiterme, Codiponte). Per la Garfagnana le nostre osservazioni si basano sulle indagini fatte nei seguenti paesi (8):<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Borsigliana (Com. di Piazza al Serchio)<\/li>\n\n\n\n<li>Camporgiano<\/li>\n\n\n\n<li>Careggine<\/li>\n\n\n\n<li>Cogna (Com. di Piazza al Serchio)<\/li>\n\n\n\n<li>Corfino (Com. di Villa Collemandina)<\/li>\n\n\n\n<li>Filicaia (Com. di Camporgiano)<\/li>\n\n\n\n<li>Fosciandora<\/li>\n\n\n\n<li>Gorfigliano (Com. di Minucciano)<\/li>\n\n\n\n<li>San Romano<\/li>\n\n\n\n<li>Sillicano<\/li>\n\n\n\n<li>Vagli Sopra<\/li>\n\n\n\n<li>Vagli Sotto<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come punto di partenza ci serviamo delle indicazioni raccolte a Filicaia; nei casi opportuni vengono poi aggiunte quelle degli altri paesi. Per essere chiari procediamo elencando in ordine cronologico i problemi che si presentano e le questioni successive che deve effettuare una squadra per la rappresentazione di un &#8220;maggio&#8221;. Una volta presa la decisione (9) di rappresentare un &#8220;maggio&#8221; il Capomaggio (10) sceglie un &#8220;maggio&#8221; che verr\u00e0 eseguito. Per questa scelta gli si offrono due possibilit\u00e0: se c&#8217;\u00e8 un autore nella propria squadra si rappresenta normalmente un suo &#8220;maggio&#8221;, se non ce n&#8217;\u00e8, o si rappresenta un vecchio &#8220;maggio&#8221; o se ne prende a prestito uno da una squadra di un altro paese. Questo scambio di &#8220;maggi&#8221; da un paese all&#8217;altro \u00e8 molto vivo non soltanto tra paesi garfagnini, ma anche con le regioni circostanti della Lunigiana, Versilia e perfino dell&#8217;Appennino Modenese e Parmense. A mo&#8217; d&#8217;esempio citiamo una piccola storia, che ci fu raccontata a Cogna: Il padre di uno dei nostri informatori era un maggiante appassionato. Una domenica era andato fino a Seravezza in Versilia per assistere alla rappresentazione di un maggio. Questo maggio intitolato &#8220;Fioravante&#8221; gli piacque tanto che egli cerc\u00f2 di farselo prestare per la sua propria squadra. Quelli di Seravezza per\u00f2 non vollero affidare ad altre mani il copione che apparteneva a loro, per\u00f2 glielo lasciarono per una rapida lettura. Con alcuni amici che pure l&#8217;avevano accompagnato a Seravezza, si mise a copiare il manoscritto durante la notte, e la mattina seguente rese il copione ai Seravezzani. Furono aggiunti pi\u00f9 tardi alcuni abbellimenti e cos\u00ec &#8220;Fioravante&#8221; divent\u00f2 un gioiello della squadra di Cogna. Qualche volta, come ci dissero a Corfino, i manoscritti si acquistano anche con il danaro. Negli ultimi 30 anni molti dei &#8220;maggi&#8221; furono presi a prestito in tutta la Garfagnana da Filicaia e da Camporgiano, dove si trovano ancora autori viventi; le squadre di questi due paesi godono ancora oggi la fama di essere bravi &#8220;maggianti&#8221; bench\u00e9 a Camporgiano la tradizione sia morta da parecchi anni: l&#8217;ultima rappresentazione vi ebbe luogo nel 1937.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia si preferisce di solito cantare &#8220;maggi&#8221; di propria produzione. Gli altri servono ogni tanto per variare un po&#8217; il repertorio. &#8220;Maggi&#8221; stampati non si sono rappresentati quasi mai in Garfagnana: soltanto a Cogna ci dissero di avere qualche volta rappresentato maggi stampati. In Lunigiana per\u00f2 non avevano da tempo autori propri: gli informatori lunigianesi affermano tutti di aver cantato quasi esclusivamente maggi stampati o giunti loro dalla Garfagnana o dalla Versilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fatta in un modo o nell&#8217;altro la scelta di un &#8220;maggio&#8221; (normalmente si rappresenta un solo &#8220;maggio&#8221; l&#8217;anno, che viene rappresentato alcune volte nel proprio paese e in paesi vicini) la squadra inizia le prove che hanno luogo nei mesi di febbraio ad aprile. Dapprima si assegnano le parti. Tutte le parti vengono cantate da uomini; le donne sono in genere escluse dai &#8220;maggi&#8221;. Qua e lai per\u00f2 negli ultimi 50 anni questo antico ordine \u00e8 stato abbandonato e sono state ammesse anche le donne a cantare le parti femminili dei drammi (cos\u00ec a Filicaia, Borsigliana, Gorfigliano, Careggine). Tuttavia anche in questi paesi si \u00e8 ben consci che questo \u00e8 contro l&#8217;uso tradizionale: le donne che avevano partecipato alle rappresentazioni durante l&#8217;anno non erano state comunque ammesse al banchetto di fine stagione, ma indotte a contentarsi di un modesto regalo. A Filicaia la partecipazione di &#8220;donne vere&#8221; viene espressamente indicato sui manifestini che annunciano lo spettacolo; \u00e8 questa, oggi, un&#8217;attrazione speciale. A Careggine negli ultimi trent&#8217;anni ben poche furono le donne che si prestarono a recitare un &#8220;maggio&#8221;. Caratteristica a questo proposito la risposta di una donna di Sillicano alla mia domanda: &#8220;Ma son matti i genitori che lasciano cantare le loro figliole!&#8221; La figlia trentenne trov\u00f2 che fosse pi\u00f9 moderno far cantare le parti femminili da donne, osservazione alla quale la madre rispose stringendosi nelle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un uso del tutto particolare si trova a Fosciandora dove, da molto tempo sono esclusivamente le donne a cantare il &#8220;maggio&#8221;. Non si cantava per\u00f2 all&#8217;aperto ma sempre nel piccolo teatrino del paese. Anche la funzione di &#8220;guida&#8221; vi fu assunta per molto tempo da una donna, quale, dopo la seconda guerra mondiale, arriv\u00f2 perfino a scrivere un proprio &#8220;maggio&#8221; nel quale cantava le varie vicende subite dal suo paese durante i sette mesi del 1944\/45 (&#8220;Il maggio del Fronte&#8221;). Quasi tutti i &#8220;maggi&#8221; del repertorio di questa squadra femminile, erano per\u00f2 a soggetto religioso:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Santa Genoveffa<\/li>\n\n\n\n<li>Sant&#8217;Oliva<\/li>\n\n\n\n<li>Innocenza (Maggio del moro)<\/li>\n\n\n\n<li>Vita di San Rocco<\/li>\n\n\n\n<li>Passione di Ges\u00f9 Cristo<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ma c&#8217;era anche il &#8220;maggio&#8221; di Giovanni Maria Visconti, duca di Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;altra particolarit\u00e0 di questa squadra era la fisarmonica che soleva accompagnare il loro canto, strumento che non era stato in nessun altro paese della vallata adibito a tale uso. Erano anche abituate a chiedere un prezzo d&#8217;ingresso allo spettacolo, fatto unico anche questo. Accanto a questa tradizione femminile esisteva per\u00f2 nello stesso paese anche la forma usuale del &#8220;maggio&#8221; cantato da soli uomini come nel resto della Garfagnana. Ed erano pure uomini soli a cantare nella rappresentazione scenica della passione di Cristo, nella cosiddetta &#8220;Befana&#8221; che ogni anno aveva luogo nello stesso teatrino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma ritorniamo alle prove e vediamo come si svolgono generalmente in Garfagnana: fatta dunque la scelta del maggio ed assegnate le parti ci si esercita nella recitazione e nell&#8217;apprendimento mnemonico del testo. Il numero delle prove \u00e8 molto variabile: i vecchi &#8220;maggianti&#8221; ne fanno quasi a meno poich\u00e9 melodia e gesti rimangono gli stessi per tutti i &#8220;maggi&#8221;, i gesti non vengono quasi affatto lasciati all&#8217;iniziativa dell&#8217;attore perch\u00e9 sono tipizzati anche essi. A Filicaia non si fanno mai pi\u00f9 di 5 prove (11); in altri luoghi si prova con particolare intensit\u00e0: a Careggine e a Cogna hanno luogo fino a trenta prove: vi si da molta importanza alla perfezione formale. A Cogna specialmente si richiede che il &#8220;suggeritore&#8221; (se ne parler\u00e0 pi\u00f9 sotto) non debba intervenire, che tutte le parti si conoscano perfettamente a memoria. Per arrivare a una tale perfezione formale la &#8220;guida&#8221; prepara per iscritto la parte di ogni &#8220;maggiante&#8221;. Agli analfabeti egli doveva leggere le loro strofe finch\u00e9 furono ben fissate nella memoria. Questa abitudine di copiare singole parti non si trova che a Careggine e Cogna, i due paesi col numero pi\u00f9 elevato di prove; ed \u00e8 un&#8217;abitudine senz&#8217;altro recente. Poich\u00e9 la &#8220;guida&#8221; si trova, anche durante le rappresentazioni, sempre dietro ai &#8220;maggianti&#8221;, una momentanea amnesia non ha mai gravi conseguenze. D&#8217;altronde si deve rilevare che questi &#8220;maggianti&#8221; hanno quasi tutti un&#8217;ottima memoria. Di regola esiste dunque un solo manoscritto che serve alla &#8220;guida&#8221; per dirigere le prove; l&#8217;atto di imparare a memoria passa per tutti gli attori attraverso l&#8217;orecchio e non attraverso l&#8217;occhio; e nel passato questo era evidentemente l&#8217;unico modo possibile, poich\u00e9 erano pochissimi i &#8220;maggianti&#8221; che sapessero leggere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le prove hanno luogo il sabato sera o la domenica in case private o nelle &#8220;capanne&#8221; a quest&#8217;epoca vuote. Non si fanno prove individuali, ma solo prove collettive. E non si deve dimenticare un elemento insostituibile di queste prove: il vino che schiarisce la gola e scioglie le membra; a questa voce corrisponde infatti sempre la cifra pi\u00f9 alta nel conto delle spese complessive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro punto dei preparativi consiste nell&#8217;apprestamento di costumi, sciabole, scudi ecc. Per lo pi\u00f9 i costumi sono di fabbricazione locale. A Filicaia i costumi e i vari utensili sono molto semplici e stilizzati; per questa ragione la sua squadra \u00e8 spesso accusata di trascuratezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tendenza contraria si osserva a Codiponte dove uno dei maggianti pi\u00f9 appassionati \u00e8 un sarto che ripone tutto il suo orgoglio nei costumi da lui confezionati. Come modello gli servono edizioni illustrate dello &#8220;Orlando furioso&#8221; o della &#8220;Gerusalemme liberata&#8221;. A Careggine i costumi vengono affidati a due donne che accompagnano sempre la squadra. In altri luoghi i costumi vengono noleggiati a Lucca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche parola anche sui costumi. Abbiamo gi\u00e0 parlato della loro stilizzazione: i costumi non servono di travestimento, non hanno funzione di maschera, indicano soltanto, simboleggiano un&#8217;atmosfera che \u00e8 lasciata alla fantasia degli spettatori completare. I cristiani portano elmi, i turchi turbanti; il re porta la corona e un corto mantello. La spada e lo scudo sono fatti di legno: oggetti veri non vengono usati, essi non permetterebbero i gesti quasi rituali e ben precisi dei duelli e delle guerre. Lo scudo per esempio \u00e8 fatto di un pezzettino di legno tagliato a forma di cuore, massima estensione 20 cm. Si tiene in mano per mezzo di una specie di manico di legno fissato a questo scudino, nel quale l&#8217;avversario deve battere in modo che il colpo venga udito dagli spettatori. L&#8217;ornamento dei maggianti \u00e8 semplice: consiste in nastri multicolori attaccati qua e l\u00e0. Il resto \u00e8 fornito dalla fantasia degli spettatori. E&#8217; forse la squadra di Filicaia coi suoi costumi tooppo semplici pi\u00f9 vicina alla vecchia tradizione che altri paesi con costumi pi\u00f9 sviluppati: il progressivo sviluppo dei costumi \u00e8 in rapporto colla facolt\u00e0 immaginativa decrescente del pubblico (ed \u00e8 quindi uno degli elementi di decadenza dell&#8217;istituzione stessa).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto i preparativi sono quasi terminati e si avvicina il momento della rappresentazione, ora non rimane pi\u00f9 che diffondere gli avvisi (oggi si usano generalmente manifestini scritti a mano; in passato tutto veniva fatto a voce); chiedere il permesso ufficiale per la rappresentazione (con pagamento della rispettiva tassa: un obbligo amministrativo poco favorevole all&#8217;antico uso folkloristico); finalmente parlare col prete per lo spostamento della ora del vespro prima o dopo la rappresentazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terza parte dell&#8217;estratto dalla tesi di Fausch, dedicata alla descrizione etnografica del Canto del Maggio in Garfagnana e in due paesi della Lunigiana (Equiterme, Codiponte) negli anni 1957-1959. Il testo si apre con il ritratto di Giuseppe Grandini, contadino autodidatta di Filicaia, autore di 15-16 &#8220;maggi&#8221;, attraverso cui l&#8217;autore discute il rapporto tra invenzione personale, fonti (storiche, leggendarie, cinematografiche) e la natura fortemente tipizzata e &#8220;anonima&#8221; della scrittura del maggio, legata alla &#8220;squadra&#8221; pi\u00f9 che al singolo artista. Segue una ricognizione sistematica delle prassi rappresentative in dodici paesi indagati: la scelta del copione da parte del Capomaggio (produzione propria o prestito da altre squadre, con l&#8217;esempio del &#8220;Fioravante&#8221; preso a prestito da Seravezza a Cogna), la questione della partecipazione femminile \u2014 generalmente esclusa, salvo eccezioni locali e il caso particolare di Fosciandora, dove una squadra interamente femminile cantava maggi a soggetto religioso accompagnata dalla fisarmonica \u2014, l&#8217;organizzazione delle prove (numero variabile, ruolo della &#8220;guida&#8221; e del &#8220;suggeritore&#8221;, trasmissione mnemonica\/orale del testo) e infine l&#8217;apprestamento dei costumi, descritti come fortemente stilizzati e simbolici piuttosto che realistici, con variazioni locali (Filicaia, Codiponte, Careggine, Lucca).<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1756,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"elearning_container_layout":"tg-site-layout--default","elearning_sidebar_layout":"tg-site-layout--default","elearning_remove_content_margin":false,"elearning_sidebar":"default","elearning_transparent_header":"customizer","elearning_logo":0,"elearning_header_style":"default","elearning_menu_item_color":"","elearning_menu_item_hover_color":"","elearning_menu_item_active_color":"","elearning_menu_item_active_style":"","elearning_page_header":true,"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[8],"tags":[523,476,512,538,528,519,521,532,225,516,540,515,520,514,529,531,536],"class_list":["post-1754","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria-it","tag-anonimato-e-squadra","tag-camporgiano","tag-canto-del-maggio","tag-capomaggio","tag-costumi-e-stilizzazione-scenica","tag-filicaia","tag-fonti-e-temi-tipici","tag-fosciandora","tag-garfagnana","tag-giuseppe-grandini","tag-guida-e-suggeritore","tag-lunigiana","tag-maggiante-autore","tag-originalita-e-tradizione","tag-presenza-femminile-nel-maggio","tag-prestito-di-copioni-tra-paesi","tag-prove-e-memorizzazione-mnemonica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1754","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1754"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1754\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1757,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1754\/revisions\/1757"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1756"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1754"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1754"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1754"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}