{"id":1761,"date":"2026-10-17T08:44:41","date_gmt":"2026-10-17T08:44:41","guid":{"rendered":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/?p=1761"},"modified":"2026-10-17T08:45:28","modified_gmt":"2026-10-17T08:45:28","slug":"la-bibbia-dei-pupari-nella-terra-del-maggio-le-idee-di-jo-ann-cavallo-sullepica-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/?p=1761","title":{"rendered":"La Bibbia dei pupari nella terra del Maggio. Le idee di Jo Ann Cavallo sull&#8217;epica popolare"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il filosofo settecentesco Giambattista Vico annotava che nei giorni di festa c&#8217;era chi leggeva al popolo l&#8217;<em>Orlando Innamorato<\/em> e il <em>Furioso<\/em>. Dopo ogni stanza il lettore si fermava e rispiegava l&#8217;azione con parole proprie. \u00c8 una delle poche testimonianze antiche su come la poesia cavalleresca delle corti sia arrivata alle piazze. Due secoli dopo, quella stessa poesia viveva in due teatri popolari che si ignoravano a vicenda: l&#8217;Opera dei Pupi in Sicilia e il Maggio epico sull&#8217;Appennino tosco-emiliano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jo Ann Cavallo \u00e8 stata la prima a metterli sistematicamente uno accanto all&#8217;altro. Italianista della Columbia University, dove insegna dal 1988, aveva costruito la sua carriera su Boiardo. Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila si \u00e8 accorta che le storie che spiegava ai suoi studenti di New York venivano ancora cantate nelle radure dell&#8217;Appennino reggiano e combattute dai pupi a Palermo e a Catania. Da quella scoperta sono nati un documentario autoprodotto, <em>Il maggio emiliano: ricordi, riflessioni, brani<\/em> (2003), girato con le compagnie di Costabona, Asta, Frassinoro e Morsiano e patrocinato anche dal Centro Tradizioni Popolari della Provincia di Lucca, il sito eBOIARDO, che raccoglie copioni, interviste e filmati di entrambe le tradizioni, e numerosi saggi. Oggi molti di questi studi sono riuniti nel volume <em>Narrazioni epiche nella cultura popolare italiana. L&#8217;Opera dei Pupi siciliana e il Maggio tosco-emiliano<\/em> (Edizioni Museo Pasqualino, Palermo 2025). Proviamo qui a ripercorrerne le idee principali, con lo sguardo di chi il Maggio lo conosce dal versante toscano.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Lettori di pochi libri<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cavallo parte dal repertorio. Nell&#8217;Opera dei Pupi e nel Maggio ricorrono gli stessi titoli e gli stessi eroi: Orlando impazzito per Angelica, Ruggiero e Bradamante, Ginevra di Scozia, Clorinda e Tancredi, Fioravante, Buovo d&#8217;Antona, Guerrin Meschino e, su tutti, la rotta di Roncisvalle. Gi\u00e0 Gastone Venturelli aveva osservato che, delle tre grandi aree del Maggio (pisano-lucchese, garfagnino-lunigianese ed emiliana), le ultime due hanno un repertorio prevalentemente epico. Romolo Fioroni, autore e capomaggio emiliano, scriveva che nessuno pu\u00f2 capire un Maggio senza la cavalleria, perch\u00e9 l&#8217;anima del poema cavalleresco \u00e8 penetrata cos\u00ec a fondo nel popolo da contaminare ogni argomento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi scriveva questi Maggi? Contadini, pastori, artigiani. Sesto Fontana li descriveva come uomini di modestissima cultura ma lettori appassionati, \u00abnon di molti libri, bens\u00ec di pochi libri, quando non addirittura di un solo libro\u00bb. Il modenese Pasquale Marchetti possedeva tre volumi, l&#8217;<em>Innamorato<\/em>, il <em>Furioso<\/em> e la <em>Gerusalemme liberata<\/em>, e li sapeva a memoria. Cavallo non fa di questa povert\u00e0 di biblioteca una curiosit\u00e0 aneddotica. La legge come una forma di competenza: una conoscenza profonda e verticale, che permetteva di smontare e rimontare gli episodi con grande libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scoperta pi\u00f9 originale riguarda per\u00f2 un libro preciso. I pupari siciliani avevano come fonte quasi canonica la <em>Storia dei Paladini di Francia<\/em> del palermitano Giusto Lo Dico, che nel 1858-60 aveva riscritto in prosa Boiardo, Ariosto, Pulci, il <em>Rinaldo<\/em> di Tasso e il <em>Mambriano<\/em>. Giuseppe Leggio la ampli\u00f2 alla fine dell&#8217;Ottocento e la continu\u00f2 con una serie di romanzi a dispense. Nessuno studioso del Maggio aveva notato che questa &#8220;Bibbia dei pupari&#8221; era arrivata anche sull&#8217;Appennino. Cavallo ne ha trovato le tracce nei ricordi di vecchi maggerini, che da giovani avevano letto un libro in tre volumi chiamato <em>I paladini di Francia<\/em>, e soprattutto nei titoli. Giacomo Alberghi scrive due <em>Guidosanto<\/em> e un <em>Morbello<\/em>, su personaggi inventati in Sicilia. Pellegrino Pozzi trae dalle continuazioni di Leggio i suoi <em>Guido Santo<\/em> e <em>Dolores e Straniero<\/em>. Romeo Sala riceve da New York i romanzi del catanese Costantino Catanzaro, stampati a Palermo per gli emigrati, e ne ricava <em>Zanclea delle Stelle<\/em>. In provincia di Lucca ebbe grande fortuna un Maggio su Fioravante e Drusolina intitolato semplicemente <em>I Paladini di Francia<\/em>: chi lo scrisse dichiar\u00f2 la propria fonte gi\u00e0 nel titolo. Persino i costumi ne portano il segno. Elisa Canovi, sarta delle compagnie di Villa Minozzo, disegnava gli abiti dei cavalieri guardando le illustrazioni dei romanzi che leggeva suo padre, prima fra tutte quella dei <em>Paladini di Francia<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Riscrivere per dire di pi\u00f9<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo nucleo del pensiero di Cavallo \u00e8 anche quello che pi\u00f9 interessa chi oggi scrive o mette in scena un Maggio. N\u00e9 i pupari n\u00e9 i maggerini traducono i poemi: li adattano alle regole del genere e alla sensibilit\u00e0 di chi li rappresenta. Questa trasformazione per\u00f2, secondo Cavallo, di solito intensifica i temi originali anzich\u00e9 tradirli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli esempi sono convincenti. Nel <em>Furioso<\/em> Rinaldo dichiara ingiusta la legge di Scozia che condanna a morte la donna sedotta, ma la legge resta in vigore. Il Maggio anonimo di <em>Ginevra di Scozia<\/em> ritrovato a Castelnuovo di Garfagnana va oltre: Ginevra, salvata, chiede al padre e ai giurati di abolire \u00abl&#8217;empia legge che al martire \/ condann\u00f2 una innocente\u00bb, e il coro risponde \u00abLo faremo certamente!\u00bb. Nel suo <em>Le armi e gli amori<\/em> (1982), Marcello Sala attribuisce la condanna ingiusta di Zerbino non pi\u00f9 a una folla, come nell&#8217;Ariosto, ma a Carlo Magno in persona. Isabella lo accusa di aver ascoltato soltanto l&#8217;accusa senza cercare le prove. Quando Astolfo sale sulla luna, tra le cose perdute dagli uomini Sala aggiunge \u00abl&#8217;onest\u00e0 dei funzionari, \/ il valor dei militari, \/ l&#8217;equit\u00e0 dei tribunali\u00bb. E il coro finale ricorda che \u00aborrore della guerra, \/ miseria del potere, \/ pazzia dell&#8217;amore \/ non son finite ancor\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su questo punto le osservazioni di Cavallo si incontrano con quanto Enrico Pea notava gi\u00e0 nel 1954 per Versilia, Lucchesia e Lunigiana. Pea scriveva che i Maggi stampati quasi non esistono e che esistono invece manoscritti continuamente \u00abritramati\u00bb: gli stessi soggetti verseggiati da poeti diversi, stanze trasferite da un Maggio all&#8217;altro senza che nessuno parlasse di plagio, copioni perduti ricostruiti a memoria da un &#8220;rifacitore&#8221; che integrava di suo. Questa instabilit\u00e0 del testo \u00e8 proprio ci\u00f2 che permette alla tradizione di trasformarsi senza perdersi. La cultura letteraria diventa popolare attraverso una lunga catena di riscritture, ognuna adattata al proprio pubblico e al proprio tempo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Gesti, voci, battaglie<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cavallo osserva le due tradizioni anche come spettacolo, e qui le somiglianze diventano quasi sorprendenti. Entrambe usano l&#8217;<em>entrelacement<\/em> inventato da Boiardo: non atti, ma una catena di scene brevi che saltano dal campo cristiano a quello pagano, dall&#8217;amore all&#8217;incanto, dalla guerra all&#8217;avventura. Il capomaggio, in abiti borghesi, gira tra i cavalieri con il copione in mano e suggerisce versi e movimenti. Cavallo lo paragona al puparo, che regge i fili dei pupi e insieme i fili invisibili dell&#8217;intera scena. La differenza \u00e8 che il puparo resta nascosto fino all&#8217;applauso finale, mentre il capomaggio \u00e8 sotto gli occhi di tutti e il pubblico abituale ha imparato a non vederlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scenografia \u00e8 ridotta all&#8217;essenziale: un telo azzurro per un fiume, un ramo per una foresta, una tavola per un ponte. I costumi invece sono un&#8217;arte vera e propria e seguono codici precisi, come le armature dei pupi. Anche i gesti sono codificati: la mano alla fronte per il pensiero, al petto per l&#8217;emozione e l&#8217;affermazione di s\u00e9, all&#8217;elsa della spada quando si passa dalle parole ai fatti. Cavallo vede in questa prevalenza del gesto sull&#8217;espressione del volto un legame del Maggio con il teatro di figura. Aggiunge per\u00f2, onestamente, che negli spettacoli recenti i maggerini esprimono sempre pi\u00f9 emozione anche con il viso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La battaglia, in entrambe le tradizioni, \u00e8 insieme una danza e uno sforzo fisico reale. Pasqualino la definiva \u00abuna danza che stimola vivacemente la partecipazione sinestesica del pubblico\u00bb. Nel Maggio emiliano gli scudi si urtano davvero, con un colpo sordo, e chi soccombe cade di schianto a terra senza curarsi del costume. Il puparo, dal canto suo, deve muovere figure che pesano molti chili. Cavallo ricorda poi un dettaglio che rivela le priorit\u00e0 di questi teatri: la musica accompagna i duelli e separa le scene, ma tace appena il maggerino comincia a cantare o il pupo a parlare. La parola deve essere capita. Per questo la quartina, l&#8217;arietta e l&#8217;ottava rima hanno ciascuna una propria melodia, e le ultime due sono riservate ai momenti pi\u00f9 intensi: un addio, una scena d&#8217;amore, una morte.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una tradizione che sceglie di restare<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cavallo non nasconde la crisi. Il boom economico degli anni Cinquanta ha svuotato le montagne e costretto molti pupari a vendere i propri teatri, e la televisione ha fatto sembrare antiquato ci\u00f2 che fino ad allora era stato il principale intrattenimento di intere comunit\u00e0. Citando Roberto Leydi, ricorda per\u00f2 che alcune tradizioni non sono scomparse nell&#8217;indifferenza, e che anzi hanno continuato a vivere con una consapevolezza nuova del proprio valore come alternativa alla cultura di massa. A tenerle in vita sono state famiglie d&#8217;arte come i Cuticchio, i Napoli, i Fioroni e gli Zambonini, e istituzioni nate dalla passione di singoli studiosi: la rivista <em>Il Cantastorie<\/em> di Giorgio Vezzani, il Centro Tradizioni Popolari di Lucca fondato da Gastone Venturelli, il Museo delle Marionette di Antonio Pasqualino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due tradizioni sono cambiate, e Cavallo considera il cambiamento un segno di vitalit\u00e0 pi\u00f9 che un tradimento. Il cambiamento pi\u00f9 vistoso riguarda le donne. Un tempo sarte e ricamatrici, nel Maggio sono salite in scena dopo la Seconda guerra mondiale, a Costabona dal 1945, e non soltanto come principesse: interpretano anche Marfisa e Bradamante e affrontano duelli veri. Secondo Natascia Zambonini la loro presenza ha arricchito psicologicamente i personaggi femminili e moltiplicato i momenti teneri ed elegiaci. Gli spettacoli si sono accorciati e si scrivono Maggi nuovi, anche da autori ventenni e trentenni, che per\u00f2 conservano quasi sempre la cornice cavalleresca anche quando inventano storie originali. Nel 2001, a Scandiano, Maggio e pupi si sono incontrati per la prima volta sullo stesso palco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una frase che Cavallo riporta dal maggerino Davide Borghi riassume il senso di tutto questo meglio di qualunque analisi: il Maggio \u00e8 \u00abuna necessit\u00e0, forse un modo di essere\u00bb, il modo di gridare \u00abche le ingiustizie verranno punite e che la morte del giusto o del semplice non rimarranno invendicate\u00bb, ma anche di \u00abstare insieme e festeggiare il ritorno del sole\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi lavora in Garfagnana, dove il Maggio si ritiene sia nato, forse all&#8217;ombra di quell&#8217;Ariosto che qui fu commissario estense, e dove oggi nei paesi d&#8217;origine si canta sempre meno, queste pagine pongono una domanda scomoda. Una tradizione sopravvive se si custodiscono i suoi copioni e i suoi costumi, oppure se qualcuno continua a riscriverla, come facevano i rifacitori di Pea e gli autori che leggevano Lo Dico, perch\u00e9 parli a chi la ascolta oggi? Il Canto del Maggio Festival \u00e8 nato nel 2021 proprio intorno a questa domanda, e il lavoro di Jo Ann Cavallo offre materiali preziosi per affrontarla.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jo Ann Cavallo \u00e8 stata la prima a confrontare sistematicamente l\u2019Opera dei Pupi e il Maggio epico. Ha mostrato che le due tradizioni condividono il repertorio, le fonti a stampa, la struttura delle scene e una gestualit\u00e0 codificata. La sua tesi principale \u00e8 che pupari e maggerini non ripetono i poemi cavallereschi ma li riscrivono, e cos\u00ec ne rafforzano i temi: la giustizia contro l\u2019abuso di potere, il dubbio verso le identit\u00e0 contrapposte. Accostate alle osservazioni di Enrico Pea sui Maggi \u201critramati\u201d della Toscana, le sue ricerche pongono una domanda a chi oggi vuole far vivere il Maggio: basta custodire la tradizione, o bisogna continuare a riscriverla?<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1762,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"elearning_container_layout":"tg-site-layout--default","elearning_sidebar_layout":"tg-site-layout--default","elearning_remove_content_margin":false,"elearning_sidebar":"default","elearning_transparent_header":"customizer","elearning_logo":0,"elearning_header_style":"default","elearning_menu_item_color":"","elearning_menu_item_hover_color":"","elearning_menu_item_active_color":"","elearning_menu_item_active_style":"","elearning_page_header":true,"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[23,70],"tags":[552,543,545,480,561,556,225,564,542,515,560,177,222,550,548,554,557],"class_list":["post-1761","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pubblicazioni","category-saggi","tag-appenninotoscoemiliano","tag-ariosto","tag-boiardo","tag-cantodelmaggio","tag-enricopea","tag-epicacavalleresca","tag-garfagnana","tag-giustolodico","tag-joanncavallo","tag-lunigiana","tag-maggerini","tag-maggiodrammatico","tag-maggioepico","tag-operadeipupi","tag-orlandofurioso","tag-paladinidifrancia","tag-pupari"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1761","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1761"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1761\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1763,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1761\/revisions\/1763"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1762"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1761"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1761"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/cantodelmaggio.org\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1761"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}