Il maggio garfagnino negli anni ’50 del secolo scorso – Parte IV

Terza parte dell’estratto dalla tesi di Fausch, dedicata alla descrizione etnografica del Canto del Maggio in Garfagnana e in due paesi della Lunigiana (Equiterme, Codiponte) negli anni 1957-1959. Il testo si apre con il ritratto di Giuseppe Grandini, contadino autodidatta di Filicaia, autore di 15-16 “maggi”, attraverso cui l’autore discute il rapporto tra invenzione personale, fonti (storiche, leggendarie, cinematografiche) e la natura fortemente tipizzata e “anonima” della scrittura del maggio, legata alla “squadra” più che al singolo artista. Segue una ricognizione sistematica delle prassi rappresentative in dodici paesi indagati: la scelta del copione da parte del Capomaggio (produzione propria o prestito da altre squadre, con l’esempio del “Fioravante” preso a prestito da Seravezza a Cogna), la questione della partecipazione femminile — generalmente esclusa, salvo eccezioni locali e il caso particolare di Fosciandora, dove una squadra interamente femminile cantava maggi a soggetto religioso accompagnata dalla fisarmonica —, l’organizzazione delle prove (numero variabile, ruolo della “guida” e del “suggeritore”, trasmissione mnemonica/orale del testo) e infine l’apprestamento dei costumi, descritti come fortemente stilizzati e simbolici piuttosto che realistici, con variazioni locali (Filicaia, Codiponte, Careggine, Lucca).

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