A Varliano il maggio torna a cantare la guerra di Troia

L’articolo invita al Canto del Maggio Festival di domenica 2 agosto al Pratogrande di Varliano (Sillano Giuncugnano): alle 16 le danze folkloriche del Gruppo La Muffrina di Camporgiano, alle 17 il maggio drammatico “La Guerra di Troia” dei Cantori dell’Antico Maggio della Garfagnana.

Con tono caldo e voce collettiva, il pezzo presenta l’evento come un rito di comunità all’aperto, a ingresso libero. Racconta le danze come memoria tramandata nel corpo, poi il maggio come teatro popolare cantato in cui il mito omerico (Achille, Ettore, Paride, Elena) viene riportato alla misura della montagna garfagnina. Chiude sulla tradizionale merenda finale e con l’invito a partecipare, bambini compresi.

La voce che torna respiro. Due giornate per riscoprire canto e racconto. E una serata di fiabe

Il 25 e 26 luglio la Scuola del Dire Cantare Danzare apre le porte al Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico di Piazza al Serchio. Due laboratori aperti a insegnanti, educatori, bibliotecari e appassionati, senza esperienza richiesta. Il 25, con Valentina Turrini e Ilaria Savini, si esplora la voce fra canti di tradizione orale toscana ed emiliana e metodo Lichtenberger®. La sera, al Prato di Monte Argegna, “Fiabe sul tramonto” gratuito e aperto a tutti. Il 26, con Michele Neri, una giornata sulla narrazione viva e su Pinocchio come strumento didattico. Quota 30 euro, attestato finale, venti posti. Iscrizioni: tinyurl.com/dire26interesse.

Il maggio garfagnino negli anni ’50 – Parte III

Il testo introduce la pubblicazione di un estratto dalla tesi Testi dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana, redatta da George Fausch e discussa all’Università di Zurigo nel 1962. Il materiale fu raccolto direttamente in Garfagnana tra il 1956 e il 1959, in un momento in cui le tradizioni orali e performative locali erano ancora vive ma già minacciate dai cambiamenti sociali. L’articolo annuncia che nei successivi estratti verrà approfondito il Maggio garfagnino così come veniva praticato e percepito in quegli anni. Il brano presentato costituisce la seconda parte di questa serie di pubblicazioni.

Il maggio garfagnino negli anni ’50 – Parte II

Il testo descrive il rapido declino del Maggio garfagnino, tradizione un tempo centrale nella vita dei paesi della Garfagnana. L’ultima esecuzione risale al 1957 e la sopravvivenza dipende ormai da pochi individui come l’autore Giuseppe Grandini. L’isolamento ottocentesco garantiva la vitalità della tradizione, ma emigrazione, nuove strade, ferrovia, Prima guerra mondiale e modernizzazione (radio, elettricità, turismo) hanno progressivamente allargato l’orizzonte culturale e indebolito le pratiche locali, portandole alla scomparsa.

Il maggio garfagnino negli anni ’50

Il testo introduce un estratto della tesi di George Fausch (Testi dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana, Università di Zurigo, 1962), frutto di ricerche svolte in Garfagnana tra il 1956 e il 1959.
Fausch osserva come, fino a pochi decenni fa, la Garfagnana conservasse tratti linguistici e folklorici molto antichi, oggi però minacciati dall’omologazione moderna. La lingua locale, un tempo viva e autonoma, si è progressivamente italianizzata, mentre molte tradizioni popolari sono crollate rapidamente, prive di un “freno” naturale come quello che tutela i dialetti.

L’autore analizza poi il ruolo decisivo della stabilità comunitaria nella sopravvivenza delle tradizioni, confrontando Vagli Sotto e Vagli Sopra: il primo, un tempo centro economico e culturale, è decaduto dopo la costruzione della diga e la crisi dei castagneti; il secondo, grazie alle cave di marmo, si è consolidato e oggi conserva più vitalità folklorica.
Questo mutamento sociale ed economico spiega anche il diverso destino delle tradizioni, tra cui il Maggio, che verrà approfondito negli estratti successivi.

Sempre la Pia

Il Maggio de “La Pia de’ Tolomei” trasforma il conflitto da epico a sentimentale. È il dramma della virtù assoluta (Pia) che subisce un doppio tradimento: la calunnia di adulterio e la crudele mancanza di fiducia del marito (Nello), che la lascia morire. La fedeltà di Pia trionfa spiritualmente attraverso il perdono finale.

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