Continuiamo a pubblicare un estratto da Testi dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana, tesi di laurea di George Fausch presentata alla Facoltà di Lettere dell’Università di Zurigo nel 1962. Il dott. Fausch raccolse il suo materiale direttamente in Garfagnana tra il 1956 e il 1959. Nei prossimi estratti parleremo del Maggio così come veniva vissuto e sentito in quegli anni. Ecco la seconda parte.
Il “Maggio” Garfagnino
In prima linea vorremmo qui radunare i materiali e le notizie da noi raccolte sul luogo e aggiungere soltanto occasionalmente considerazioni e confronti storici. Si tratterà dunque di una presentazione di testimonianze su usi folkloristici in passato molto fiorenti, raccolte mediante interviste con persone che conoscono per propria esperienza questa antica tradizione e la amano come si ama qualche cosa che appartiene ai bei tempi di un passato non molto lontano, ma definitivo. Testimonianze perciò di un’evanescente o del tutto perduta tradizione, raccolte dalla bocca di epigoni (2). L’ultima rappresentazione di un “maggio” ebbe luogo nel mese di luglio 1957 (3): la squadra di Filicaia cantò il ‘maggio’ di ‘Sant’Oliva’ in diversi paesi della vallata. Filicaia (fraz. di Camporgiano) è un piccolo paese nel fondovalle sulla strada prov. a destra del Serchio a 6 km. da Castelnuovo. In origine non era che un gruppo di masserie e si estese solo dopo la costruzione della provinciale (1842); nel 1872 fu costruita una piccola chiesa ed oggi il villaggio conta 600 abitanti circa.
La ragione per la quale proprio Filicaia rimane più fedele alla vecchia tradizione del maggio è da cercare soprattutto nel fatto che ancor oggi si trova fra i suoi “maggianti” un vero e proprio autore di tali rappresentazioni: Giuseppe Grandini. Il fatto è caratteristico: la vita della vecchia tradizione dipende dall’attività di un unico personaggio (4). Questo vale per molti paesi della nostra zona, si pensi per esempio a Vagli Sopra, dove, pochi anni fa, la morte del violinista ruppe di colpo la tradizione dei “maggi” viva fino allora nel paese; non si riuscì a sostituire il violinista scomparso: la perdita di un solo membro è determinante. Ogni singolo membro è insostituibile nell’ultima fase di uno sviluppo, nella fase in cui muore una tradizione. E’ quasi sicuro che a Vagli il “maggio” non si canterà più. Si cercherà in seguito di mostrare attraverso le testimonianze orali dei nostri informatori le ragioni del tramonto di una tradizione.
Fino all’800 le valli della Garfagnana erano regioni isolate con pochi contatti col mondo circostante. I singoli paesi vivevano chiusi in sé con minime relazioni dei comuni tra loro e con il principale centro economico e commerciale (Castelnuovo, o Fivizzano in Lunigiana, altro centro mercantile). Più in là però il mondo degli abitanti delle vallate garfagnine, non si estendeva: Lucca o Modena erano grandi città che la maggioranza di loro non conosceva se non per averne sentito parlare.
Così ogni paese doveva anche essere autosufficiente dal punto di vista delle attività culturali e degli sport. Le rappresentazioni dei “maggi” erano punti culminanti nella vita di ogni paese eguagliati soltanto dalle gare del “tiro della forma”, divertimento sportivo di massima popolarità (cfr. più sotto).
L’emigrazione verso la metà del secolo passato schiuse parzialmente e per la prima volta il cerchio strettissimo dell’isolamento secolare: notizie di altri paesi più ricchi e più vasti, di più ampie e impensate possibilità, pervennero fino negli ultimi paesi della Garfagnana. Dopo un paio d’anni alcuni ritornano ricchi di danaro e soprattutto di esperienze nuove in patria. Altri, stimolati dai primi, osano l’esperimento, la via verso la terra straniera è segnata: l’emigrazione diventa alla moda; diventa una fuga vera e propria. In patria, nel paese stesso le cose che cambiano, per il momento, sono poche. Ma ora tutti sanno che fuori dalla propria vallata esistono altri paesi, uomini con altri usi e costumi. L’orizzonte s’è allargato, sebbene, per molti, soltanto indirettamente attraverso i racconti altrui. Ecco, benché in apparenza insignificante, il germe dello sfacelo della tradizione agisce anche se, di fatto, nulla è cambiato per ora, nelle antiche usanze.
Lentamente vengono costruite nuove strade anche in Garfagnana (cfr. Introduzione). Per i Garfagnini diventa possibile raggiungere facilmente i paesi del fondovalle; scendono a Lucca, a Pisa, per i mercati, per cercare lavoro. Viene poi costruita la ferrovia. Molti non hanno mai fatto uso di questo mezzo, ma la sua costruzione, come nel caso delle costruzioni stradali, ha fornito lavoro e quindi pane anche per gli uomini dei più sperduti paesi. Nei cantieri hanno fatto conoscenza con altri operai provenienti dalla Toscana e da altre parti dell’Italia: hanno appreso molte novità. Ora ci si trovava meno soli nei piccoli paesi, le conoscenze si allargavano e si approfondivano.
Poi venne la prima guerra mondiale. Molti dei Garfagnini furono chiamati sotto le armi, combattevano con Italiani di tutte le province nelle stesse trincee sull’Isonzo e sul Piave, in Albania ecc. Gli eventi di questi anni, 1915-18, sono stati e rimangono tuttora per tutti i Garfagnini, che li hanno vissuti, le esperienze più decisive della loro vita: si parla sempre, e a lungo, della “grande guerra” come della “guerra” tout court. Molti tra loro passarono mesi e anni in prigionia in Austria, in Germania; al ritorno non erano più i Garfagnini di prima, erano diventati “Italiani”. La povertà e l’insufficienza della terra nativa si presentava loro più grande che mai, perché ora se ne rendevano meglio conto, potevano confrontare e anche giudicare. Una specie di inquietudine si impadronisce di loro, e sempre più numerosi sono quelli che lasciano gli antichi paesi su nelle montagne, scendono nella pianura o emigrano (cfr. Introduzione).
La tecnica in questi tempi fa rapidi progressi che si fanno sentire anche nella nostra zona: l’elettricità, la radio, giungono lentamente nei paesi una volta tanto solitari. Qualche paese cerca di attirare i turisti e ci riesce sebbene modestamente (Sillano, Corfino): durante il periodo estivo qualcuno viene da zone più basse a godersi l’aria fresca delle montagne.
