Il maggio garfagnino negli anni ’50 – Parte III

Il testo introduce la pubblicazione di un estratto dalla tesi Testi dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana, redatta da George Fausch e discussa all’Università di Zurigo nel 1962. Il materiale fu raccolto direttamente in Garfagnana tra il 1956 e il 1959, in un momento in cui le tradizioni orali e performative locali erano ancora vive ma già minacciate dai cambiamenti sociali. L’articolo annuncia che nei successivi estratti verrà approfondito il Maggio garfagnino così come veniva praticato e percepito in quegli anni. Il brano presentato costituisce la seconda parte di questa serie di pubblicazioni.

Il maggio garfagnino negli anni ’50 – Parte II

Il testo descrive il rapido declino del Maggio garfagnino, tradizione un tempo centrale nella vita dei paesi della Garfagnana. L’ultima esecuzione risale al 1957 e la sopravvivenza dipende ormai da pochi individui come l’autore Giuseppe Grandini. L’isolamento ottocentesco garantiva la vitalità della tradizione, ma emigrazione, nuove strade, ferrovia, Prima guerra mondiale e modernizzazione (radio, elettricità, turismo) hanno progressivamente allargato l’orizzonte culturale e indebolito le pratiche locali, portandole alla scomparsa.

Il maggio garfagnino negli anni ’50

Il testo introduce un estratto della tesi di George Fausch (Testi dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana, Università di Zurigo, 1962), frutto di ricerche svolte in Garfagnana tra il 1956 e il 1959.
Fausch osserva come, fino a pochi decenni fa, la Garfagnana conservasse tratti linguistici e folklorici molto antichi, oggi però minacciati dall’omologazione moderna. La lingua locale, un tempo viva e autonoma, si è progressivamente italianizzata, mentre molte tradizioni popolari sono crollate rapidamente, prive di un “freno” naturale come quello che tutela i dialetti.

L’autore analizza poi il ruolo decisivo della stabilità comunitaria nella sopravvivenza delle tradizioni, confrontando Vagli Sotto e Vagli Sopra: il primo, un tempo centro economico e culturale, è decaduto dopo la costruzione della diga e la crisi dei castagneti; il secondo, grazie alle cave di marmo, si è consolidato e oggi conserva più vitalità folklorica.
Questo mutamento sociale ed economico spiega anche il diverso destino delle tradizioni, tra cui il Maggio, che verrà approfondito negli estratti successivi.

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