Cominciamo a pubblicare un estratto da Testi dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana, tesi di laurea di George Fausch presentata alla Facoltà di Lettere dell’Università di Zurigo nel 1962. Il dott. Fausch raccolse il suo materiale direttamente in Garfagnana tra il 1956 e il 1959. Nei prossimi estratti parleremo del Maggio così come veniva vissuto e sentito in quegli anni.

LE TRADIZIONI POPOLARI

La Garfagnana, come abbiamo visto nel capitolo precedente, ha mantenuto sul piano linguistico fino ad oggi alcuni tratti antichi e autonomi. Per il folklore si poteva dire lo stesso ancora 50 anni fa; oggi questo vale soltanto in un senso molto ristretto. L’epoca attuale, con tutti i suoi progressi e conquiste tecniche, va di massima distruggendo anche in questi paesi, fino a poco fa tanto isolati, gran parte delle loro caratteristiche particolari e tende a unificare usi e costumi. E’ nel carattere del nostro tempo, nel quale le distanze non hanno più importanza, che l’individuale venga abbandonato per il generale, per l’uniforme. Oggi si deve e si vuole essere moderni e quest’atteggiamento fa subito e in maniera autoritativa sentire le sue conseguenze sul modo di vivere e quindi anche sulle costumanze più gelose.

Anche la lingua ne è affetta: oggi in Italia si deve parlare in modo che tutti capiscano; l’area di tale comprensibilità generale sta allargandosi sempre più; fino a pochi decenni fa ci si poteva servire di una specie di koiné garfagnina (Verkehrssprache); essa si modellava poi sul dialetto lucchese e veniva in seguito toscanizzata, fino a risultare oggi pressoché italianizzata. L’evoluzione non è continua, ma procede a sbalzi: le due guerre del nostro secolo hanno avuto un influsso decisivo (come vedremo meglio nel seguito). Un fatto però si oppone a un’evoluzione troppo rapida nel campo linguistico. Si tratta di un fatto etnico indigeno, cioè della particolarità fonetica, articolatoria di un dialetto alla quale allude l’assioma di C.Merlo che dice: “Le abitudini orali (le peculiarità fonetiche) di una stirpe perdurano nei secoli”, non si cambiano dunque da un giorno all’altro. Perché tali particolarità native o meglio, in un certo senso, innate scompaiano ci vuole tempo; le abitudini articolatorie, fonetiche, si cambiano, si svolgono molto lentamente: ci vogliono secoli anche in un mondo di predominio tecnico. Così i dialetti continuano ad esistere in Italia, dove la tendenza all’uniformità linguistica principiò molto più tardi che non in Francia, ove, per ragioni storico-politiche essa tendenza si faceva sentire da secoli. Per lo più ci si vergogna del proprio dialetto perché lo si considera inferiore, poco presentabile; si cerca di nasconderlo, di mascherarlo parlando con estranei; ma là dove non si sente il bisogno di maschere se ne fa sempre uso: nella comunità dei villaggi, magari soltanto nel proprio quartiere o perfino solo nella famiglia: ma esiste sempre un circolo nel quale si preferisce servirsi del dialetto, poiché esso è sempre ancora la lingua più spontanea, più diretta, nella quale non si può sbagliare.

Nel dominio del folklore non esiste un elemento ritardatore altrettanto potente e così può capitare che antiche usanze crollino improvvisamente nell’epoca moderna. In Garfagnana è avvenuto qualcosa di simile, e lo si potrebbe dimostrare con vari esempi: nella pastorizia, nella cultura dei castagni, in tutti i rami della coltivazione in genere; nella favolistica e nel cosiddetto “maggio”. Ed è proprio trattando del “maggio” che cercheremo di illustrare il fenomeno dello sfacelo di una vecchia tradizione.

Prima di passare al “maggio”, vorremmo accennare a un particolare aspetto dello sfacelo di una tradizione: l’importanza di un centro solido per la sopravvivenza di ogni tradizione. Ci spiegheremo confrontando i due paesi Vagli Sotto e Vagli Sopra. Si credeva e ancora si crede che Vagli Sotto sia più interessante e più ricco di materiali per uno studioso della lingua o del folklore che non Vagli Sopra; così ci dissero nel luogo stesso e così risulta anche dagli studi di Rohlfs (1) e di E.Bonin. Di conseguenza noi fummo molto sorpresi di fare l’esperienza contraria. La cosa ci interessò e abbiamo cercato di individuare le ragioni di questo improvviso sovvertimento delle nostre aspettative. Vagli Sotto è la sede dell’amministrazione comunale. Tempo fà la maggior parte della popolazione si dedicava all’agricoltura, la quasi totalità dei rimanenti si dedicava alla pastorizia. I vasti castagneti formavano la ricchezza del paese: Vagli Sotto era un tipico centro della cultura dei castagni; il più povero dei suoi abitanti possedeva più castagni che il più ricco di Vagli Sopra. Vagli Sotto era dunque il centro economico-amministrativo e vi si formava una solida ed attiva comunità. Una tale comunità autonoma e solida ci appare come una importante condizione per una tradizione popolare vitale. A Vagli Sopra le premesse erano meno favorevoli. La povertà costringeva parte della popolazione a chiedere l’elemosina nei paesi del fondovalle (fatto del quale si ricordano ancor oggi nel paese) o, perfino riduceva i più rozzi, a razzie nei luoghi circonvicini se almeno si vuole credere alla fama e alla leggenda. Una tale insufficienza economica e il vagabondaggio che spesso ne è la conseguenza ostacolano il fiorire delle manifestazioni folkloristiche.

Verso il 1900 vennero aperte le cave di marmo al piede della Tambura, a una mezz’ora di cammino dietro Vagli Sopra, e con esse una nuova e considerevole fonte di guadagno, quindi una nuova possibilità di esistenza, si presentò per questo villaggio. Gli abitanti crescevano di numero e prendevano residenza stabile nel paese, l’emigrazione finì col limitarsi agli anni di crisi dell’industria marmorea. La comunità del villaggio si consolidò: Vagli Sopra cominciò a sorpassare Vagli Sotto, lentamente il centro di gravità si spostava. L’ultima tappa decisiva di questo cambiamento si concluse dopo la 2a guerra mondiale colla costruzione della diga ai piedi di Vagli Sotto: nacque un lago artificiale che ingoiò più di un terzo delle case del paese: i loro abitanti furono costretti ad emigrare e si sistemarono per lo più in Toscana. Poiché contemporaneamente la malattia dei castagni prendeva sempre più piede, lo stato di cose si cambiò radicalmente: Vagli Sotto giace oggi piuttosto trascurato e impoverito mentre Vagli Sopra si trova ad essere, grazie alle cave, uno dei paesi più fiorenti di tutta la Garfagnana.

Nel folklore, di quanto ne rimane, si rispecchia questo cambiamento della situazione. Poiché la sua conservazione ha bisogno di una comunità sociale più o meno solida e stabile, anche essa è più fiorente oggidì a Vagli Sopra che a Vagli Sotto.

Il maggio garfagnino negli anni ’50

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