Paride nell’Iliade e Paride nel maggio La guerra di Troia

Il confronto tra il Paride dell’Iliade omerica e quello del maggio drammatico garfagnino La Guerra di Troia (testo di Luigi Casotti, 1986) rivela come il mito classico si trasformi profondamente nel passaggio alla tradizione orale popolare. In Omero Paride è un personaggio ambiguo: bello, seduttore, protetto da Afrodite, capace di fuggire al giudizio grazie all’intervento divino, e mai chiamato a rispondere pubblicamente delle proprie colpe. Nel Maggio egli diventa invece un cavaliere rispettoso e filiale, la cui codardia è esposta senza velo metafisico, e che soprattutto muore in scena con una confessione pubblica della propria colpa — elemento assente in Omero. Questa trasformazione riflette i valori della comunità montana garfagnina, cattolica, che richiede ai propri personaggi di nominare il torto compiuto davanti al pubblico riunito. Il Maggio non impoverisce il mito: lo reinventa secondo una logica morale e comunitaria propria.

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