Elena tra Omero e la Garfagnana

l presente contributo analizza la figura di Elena di Sparta nell’Iliade omerica e nel libretto del Maggio Drammatico «La Guerra di Troia» (versione Luigi Casotti «dal Bozzo», 1986, nella riduzione dei Cantori dell’Antico Maggio della Garfagnana, 2026). Attraverso un’analisi comparativa dei livelli narrativo, drammaturgico e poetico-metrico, si evidenzia come il passaggio da epica letteraria a teatro popolare cantato dell’Appennino toscano-emiliano comporti una profonda risemantizzazione del personaggio: da simbolo colpevole di una catastrofe cosmica a donna ambivalente il cui amore diventa motore drammatico redimibile. La tradizione del Maggio, in quanto forma di memoria culturale vivente, rielabora le fonti classiche filtrandole attraverso la sensibilità morale e la struttura rituale della comunità montana.

Paride nell’Iliade e Paride nel maggio La guerra di Troia

Il confronto tra il Paride dell’Iliade omerica e quello del maggio drammatico garfagnino La Guerra di Troia (testo di Luigi Casotti, 1986) rivela come il mito classico si trasformi profondamente nel passaggio alla tradizione orale popolare. In Omero Paride è un personaggio ambiguo: bello, seduttore, protetto da Afrodite, capace di fuggire al giudizio grazie all’intervento divino, e mai chiamato a rispondere pubblicamente delle proprie colpe. Nel Maggio egli diventa invece un cavaliere rispettoso e filiale, la cui codardia è esposta senza velo metafisico, e che soprattutto muore in scena con una confessione pubblica della propria colpa — elemento assente in Omero. Questa trasformazione riflette i valori della comunità montana garfagnina, cattolica, che richiede ai propri personaggi di nominare il torto compiuto davanti al pubblico riunito. Il Maggio non impoverisce il mito: lo reinventa secondo una logica morale e comunitaria propria.

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